Il sonno e il ritmo circadiano


Il sonno ama la regolarità e per capire quali sono i ritmi naturali del sonno occorre andare indietro di qualche centinaia di migliaia di anni, quando siamo diventati homo sapiens e si è stampata nel nostro DNA l'attuale fisiologia del nostro organismo.

300000 anni fa non esisteva la luce elettrica: gli umani potevano svolgere le loro normali attività solo quando c'era la luce naturale. Al tramonto capivano che dovevano rientrare nelle loro grotte o nei loro villaggi perché l'imminente oscurità della notte gli avrebbe reso difficile orientarsi e sopravvivere. Alla sera si radunavano attorno al fuoco ma la debole luce non gli permetteva di svolgere compiti complessi. Infine col buio le uniche attività possibili erano quelle sessuali e il sonno.

Il sonno si crea dalla regolare alternanza del giorno e della notte

Il meccanismo del sonno e della veglia si è formato in questo modo, strettamente legato all'alternanza del buio e della luce e tutt'ora è stampato nel nostro DNA in questo modo. Di giorno la luce solare ricca di raggi UV e di componenti cromatiche spostate verso la parte alta dello spettro luminoso (luce blu) stimola l'ipotalamo e comunica all'organismo che è il momento di svolgere le attività diurne. Con l'arrivo del tramonto l'intensità della luce decresce e il suo colore cambia, girandosi verso tonalità più rosse. Infatti i raggi solari, provenendo da un punto più basso all'orizzonte, attraversano uno strato più lungo dell'atmosfera la quale filtra maggiormente le alte frequenza (luce blu) lasciando passare di più le frequenze più basse (luce rossa).
I'ipotalamo percependo una riduzione dell'intensità della luce e un cambio del colore verso il rosso, comincia a produrre melatonina, un ormone che prepara l'organismo al sonno.

Contemporaneamente dopo il tramonto cessano le attività fisiche e mentali intense e tutto ciò comunica all'organismo che è giunto il momento di addormentarsi. I ritmi sono scanditi dagli orari dell'alba e del tramonto i quali sono estremamente regolari e non subiscono variazioni repentine da un giorno all'altro: infatti l’alba e il tramonto di due giornate successive avvengono praticamente allo stesso orario.

Questo susseguirsi regolare di luce e buio, di attività intensa e riposo, scandito dall’alba e dal tramonto si chiama ritmo circadiano.
La fisiologia del sonno si è creata in quel contesto e con quei ritmi: da centinaia di migliaia di anni siamo stati “programmati” per dormire con quei ritmi. Tutto ciò che ci porta fuori da questo ritmo naturale, non mette l’organismo nelle migliori condizioni per dormire al meglio.

Fino a circa 150 anni fa la maggior parte delle persone (cioè coloro che non erano ricchi e non avevano accesso facilmente alla luce artificiale) ancora avevano la vita scandita da quei ritmi naturali. Poi con l’avvento della luce artificiale a portata di tutti e dei lavori a turni questi ritmi si sono alterati.

La realtà della vita quotidiana

Al giorno d’oggi abbiamo fonti di luce blu (televisori, smartphone) fino a tarda notte. Le attività fisicamente o mentalmente impegnative continuano anche alla sera: c’è chi va in palestra tardi la sera perché di giorno è impegnato col lavoro. Molti corsi si tengono la sera dopo cena. La sera si va al cinema (attività molto intensa per i sensi). Non c’è regolarità di orari: durante la settimana si va a letto prima, mentre il venerdì e il sabato si fa usualmente molto più tardi, per non parlare di chi lavora su turni.

In pratica nessuna delle caratteristiche che contraddistinguono il ritmo naturale del sonno è oggi presente nelle abitudini della società moderna. Non c’è quindi da stupirsi che l’insonnia sia diventata sempre di più uno dei problemi caratteristici delle società più sviluppate culturalmente e tecnologicamente.
Chiaramente in questa società ci viviamo, e non possiamo improvvisamente cominciare a vivere da uomini primitivi per poter dormire meglio: ciò che bisogna fare è trovare un equilibrio tra le esigenze di vita sociale e le esigenze del nostro organismo.